Il buon Boneschi mi ha segnalato un interessante post di Giacomo Dotta su webnews Blog, una riflessione sui concetti di paese e villaggio globale. L’autore mette a confronto la vita di paese con le “conquiste” del villaggio globale, con un’interessante divagazione sul fatto che quest’ultimo venga definito proprio villaggio e non “città globale”.
In effetti il web e le possibilità offerte dalla comunicazione hanno in parte sopperito al progressivo affievolirsi dei legami personali tipico del passaggio da una società (qui potrebbe intervenire il nostro sociologo preferito, Gabriele Burgazzi) contadina e legata ai ritmi del paese e delle stagioni a una cittadina che insegue la frenesia della vita moderna.
In un’epoca fatta di fast-shopping trovare una community per parlare dei propri acquisti sembra una grande conquista, in un’epoca fatta di “case chiuse” (nel senso letterale, blindate e sigillate con quattro mandate appena si entra in casa) la “apertura” dei nostri luoghi digitale, con scambio di link e contatti, sembra aprire orizzonti prima sconosciuti.
La riflessione è pienamente condivisibile, soprattutto nell’essenza: è bene non sopravvalutare le “potenzialità” del web, è giusto riconoscere a internet molti meriti in questa società post-moderna, ma riconoscendo anche che in realtà alla base c’è una ricerca e una ricostruzione di valori andati un po’ persi con l’urbanizzazione della vita.
La chiave di volta è trovare un punto di incontro tra “antichi valori” e comunicazioni moderne, facendo in modo che dall’incontro e dalla sintesi ne possa scaturire una visione rinnovata e una consapevolezza nuova di entrambi. Per non tediarvi ulteriormente chiudo il post filosofeggiante qui, ma vi invito a dire la vostra nello spazio riservato ai commenti.


