Come abbiamo visto nello scorso post, Google è molto interessata alla posizione geografica di utenti e reti. Il meccanismo sfrutta i prodotti Google installati chiede il consenso dell’utente (anche se non credo che quest’ultimo sia sempre conscio della mole di dati personali che mette a disposizione del colosso di Mountain View dicendo sì all’uso della sua posizione geografica), ma la Grande G è stata ripresa dal Garante delle Privacy a causa di un meccanismo parecchio più subdolo.
Circa un mese fa il Garante per la Protezione di Dati Personali ha tirato le orecchie a Schmidt e compagni per aver collezionato una bella mole di dati ‘sniffando’ pacchetti dalle reti Wi-Fi non protette. Come si legge nel comunicato stampa:
L’Autorità aveva avviato un’istruttoria nei confronti della società di Mountain View nel maggio di quest’anno quando era venuta a conoscenza della circostanza che le “Google car”, girando sul territorio italiano, oltre a raccogliere immagini avevano anche “catturato” a partire dall’aprile 2008, tramite appositi software, frammenti di comunicazioni elettroniche – i “payload data” appunto – trasmesse da utenti che utilizzavano reti Wi-Fi non protette.
Il Garante privacy ha imposto a Google di bloccare qualsiasi trattamento sui cosiddetti “payload data” captati dalle vetture di Street View, e ha inviato gli atti all’autorità giudiziaria perché valuti gli eventuali profili penali derivanti dalla raccolta di questo tipo di dati.
Le Google Cars sono finite nuovamente nel mirino del Garante negli scorsi giorni: in un provvedimento l’Autorità ha imposto al colosso statunitense di comunicare in anticipo i percorsi delle macchine utilizzate per l’acquisizione delle immagini per Street View, in modo che i cittadini possano prendere le dovute precauzioni in caso non vogliano finire nelle passeggiate virtuali di Google Maps. Vi propongo qui sotto l’approfondimento dedicato a questo argomento, pubblicato su TVtech e HwFiles e Hardware Upgrade.



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