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Furto di identità: troppo sottovalutato in Italia

Nei paesi anglosassoni, in particolare negli Stati Uniti, le tematiche legate al furto d’identità sono tenute in ampia considerazione dai cittadini. Tale attenzione non caratterizza anche noi italiani, che viviamo maggiormente a cuor leggero le informazioni telematiche che ogni giorno circolano e ci riguardano.

Da una ricerca condotta in Italia da CPP è emerso un dato interessante: il 25,9% degli intervistati\e, corrispondenti a quasi 8.000.000 di italiani, è stato esposto a una potenziale frode di identità nel corso dell’ultimo anno. Il dato è stato calcolato includendo la clonazione di carta credito, bancomat o telefono cellulare, gli addebiti per prodotti e servizi anche via Internet non richiesti/consegnati e le adesioni a contratti via Internet o telefono senza saperlo.

L’indagine effettuata sui consumatori italiani da 25 a 60 anni evidenzia comportamenti e atteggiamenti contraddittori. Nonostante  l’80% degli intervistati si dichiari preoccupato da questo fenomeno, pochi adottano i basilari comportamenti e le tecniche difensive per difendersene.

Contraddittorio è anche l’atteggiamento degli intervistati\e nei confronti di Internet: da una parte viene considerato un “luogo” pericoloso, dal quale tutelarsi con appropriate difese, che in realtà sono blande (a parte l’uso dell’antivirus), dall’altra è il “luogo” preferito dove effettuare operazioni potenzialmente rischiose, quali rilasciare proprie informazioni personali, eseguire transazioni economico-finanziarie e scambiare informazioni “personali” con amici. Senza pensare forse con l’adeguata cautela ai dati personali che con leggerezza vengono forniti a social network, ma anche a servizi come Skype o simili.

Questa marcata confusione nell’ambito della concettualizzazione del furto di identità appare avere origine in consistenti carenze quantitative e qualitative di tipo informativo. Come spesso accade in Italia i media in questo aiutano poco, concentrandosi poco sui contenuti ‘educativi‘.

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