Il Falsomagro in rete


Se mi togli dagli amici di Facebook…ti uccido!

Tempo di temi macabri. Nello scorso post ho affrontato il tema “Facebook dopo la morte“, sollevando l’interrogativo su cosa possa succedere al nostro profilo FacciaLibro in caso di nostra prematura dipartita e analizzando quali sono le possibilità che si possono presentare nella tragica eventualità ai nostri cari.

Oggi è tempo di parlare di vivi….uccisi per Facebook. In questi anni il Social Network creato da Marco MontagnaDiZucchero (Mark Zuckerberg) è stato tirato in ballo in diversi casi di omicidio.  Ci sono stati casi di uccisioni tra persone conosciute tramite il social media, casi di malcapitate uccise in seguito a scommessa con gli amici di Facebook (con in palio addirittura…una colazione gratis).

Uno degli ultimi casi saliti all’onore delle cronache particolare e potrebbe essere riassunto con l’epiteto: “Mi togli dagli amici di Facebook? Ti uccido!”.  La cronaca USA di Associated Press riporta della coppia formata da Billy Payne Jr. e Billie Jean Hayworth uccisi a colpi di arma da fuoco da Marvin Potter: il motivo era semplicemente aver tolto dalla lista degli amici di Facebook Jenelle, la figlia di Potter. La ragazza era già stata segnalata alla polizia dalla coppia per molestie dopo il delisting, ma gli eventi sono poi precipitati fino a giungere all’estremo gesto del padre.

In questo caso Facebook è solamente il pretesto e la causa dell’omicidio è la situazione socio-mentale del killer, sta di fatto che l’aver tolto dagli amici Jenelle è stata per la coppia la goccia che ha fatto traboccare il vaso della follia omicida di Potter.

E se muori? Vuoi lasciare il tuo profilo Facebook al pubblico ludibrio?

Una delle cose che meno sopporto dei telegiornali dopo i fatti di cronoca, soprattutto i più tragici che colpiscono l’attenzione della gente, è lo spulciare nei profili Facebook di morti, morenti, feriti gravi, scomparsi. Spesso i giornalisti (se così possono essere definiti…) da un paio di post e due o tre foto tracciano un profilo psicologico dello/a sventurato/a, vendendolo per vero e preciso ai boccaloni ascoltatori.

Se finissero sul vostro profilo Facebook che profilo traccerebbero di voi? Sicuramente più goliardico, cazzone, bimbominkia di quello che siete nella realtà. Per proteggere la memoria di una persona scomparsa tragicamente, con i fari dei media puntati nella sua direzione, la prima cosa penso sia quella di riuscire a non farsi finire nelle mani nella macchina del fango i dati più intimi della persona. La cosa migliore sarebbe aver dato mandato a qualcuno di fiducia di oscurare i nostri profili sui social network, soprattutto quei contenuti che estratti dal contesto delle nostre amicizie possono dare un’immagine distorta di noi.

Non ci si pensa mai, ma che fine fanno i nostri dati quando noi passiamo a miglior vita? Su questo tema vi consiglio l’approfondimento di Luca Conti nel caso di Facebook. Anche leggendo il suo post la soluzione migliore che viene in mente è quella di avere una persona di fiducia che possa agire sui nostri profili con il nostro precedente consenso, avendo a disposizione password e quant’altro.

In caso contrario bisogna, ad esempio per Facebook, passare per il canale ufficiale e le cose si complicano: si può chiedere di cristallizzare la pagina a guisa di lapide interattiva in una forma di commemorazione 2.0, chiedere la cancellazione del profilo, infine, chiedere di scaricare tutti i dati affinché si possano avere sempre in un cassetto per ricordare il defunto.

Non importa che tu sia leone o gazzella, se muori è importante che me lo dici prima (e mi lasci i tuoi dati di accesso!).

PS: Questo vale naturalmente se si hanno persone di fiducia, io almeno un paio posso individuarle, in primis mia moglie. Dare i propri dati di accesso a persone di non totale fiducia può essere molto pericoloso.

San Valentino e la trappola a tema su Facebook

I criminali del mondo informatico amano alla follia le feste comandate, gli eventi eccezionali, le ricorrenze. Sono occasioni infallibili per stimolare la curiosità degli utenti, per trovarli con un livello di guardia basso e per farli cadere in trappole tese ad hoc.

San Valentino è il giorno principe per la diffusione del malware. Chi si negherebbe alla visione di una romantica cartolina ricevuta su suo account di posta o postata sulla sua bacheca Facebook? Chi non ha pensato di intonare la sua pagina Facebook alla giornata con un tema apposito? Proprio Facebook negli ultimi tempi è divenuto uno dei veicoli di maggiore diffusione del malware a livello consumer: si apre Facebook per svagarsi, per farsi una sana dose di c***i degli altri, si abbassa la guardia. E qui scatta la trappola.

I cybercriminali come al solito giocano d’anticipo e sono già al lavoro sulla diffusione di virus. Il primo dedicato a San Valentino 2012 lo ha scovato Trend Micro. Tutto comincia con un post sul wall di un proprio contatto, che invita a installare un tema di San Valentino sul proprio profilo.

Una volta cliccato si viene reindirizzati a una pagina creata ad hoc, ma il download richiesto fa in realtà scaricare il file maligno TROJ_FOOKBACE.A che monitora le attività dell’utente portandolo a pagine dove vengono richieste informazioni personali.  Sembra anche finita l’era in cui la parola ‘virus’ era sinonimo di ‘Microsoft’: l’attacco è infatti indirizzato soprattutto agli utenti che utilizzano Google Chrome o Mozilla Firefox.

Pinterest: il social network per immagini

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Ci sono molti modi per aggregare le persone: le cerchie di amicizie, gli interessi comuni, l’aspetto ludico. E ci sono anche molti mezzi. In alcuni casi sono i testi, le idee scritte, a fare da collante, in altri casi vengono aggiunti video e immagini. Pinterest è un nuovo social network che prova a partire da un approccio diverso dal solito. Non allega alle parole le immagini, ma fa l’operazione contraria: si basa del tutto sulle immagini, con solo una didascalia ad accompagnamento, non obbligatorio, ad esse.

Si sceglie quindi chi seguire o che parti del suo profilo seguire in base solo all’impatto che le immagini hanno su di noi: chi è la persona, cosa fa, dove vive, tutto passa in secondo piano, la cosa fondamentale è l’immagine. Si tratta di un approccio che sulle prime mi ha lasciato un po’ dubbioso, ma certamente, essendo così emozionale, ha un potere ‘viral‘ grandissimo.

Grazie a un apposito bottone che è inseribile nella barra dei segnalibri del proprio browser e possibile ‘pinnare’ un’immagine ogni volta che la si trova in una pagina web. Non è necessario caricare le nostre foto da qualche parte: Pinterest crea un wall popolato delle immagini che abbiamo pinnato, che ci piacciono, senza che siano necessariamente nostre. Anche questo ha un enorme potere viral. Ci si iscrive con un profilo Facebook o Twitter, senza nessuna altra registrazione.

Queste sono le mie prime considerazioni in merito a Pinterest, conto prossimamente di tornare sull’argomento con un post più ragionato.

Voi ci siete su Pinterest? Io sono qui: http://pinterest.com/falsomagro/

Empire Avenue – Il social network azionario

Come sempre è stato il Taglia a istigarmi: ‘Prova un po’ questo nuovo social network, le mie fonti dicono che sarà il prossimo a fare il botto‘. Fidandomi ciecamente dei giudizi del Tagliaerbe in ambito web mi sono iscritto ad Empire Avenue con grande curiosità. Sulle prime non ho assolutamente capito di cosa si trattasse, e questo non è un buon segnale, un social che non ti cattura, o almeno ti solletica, nei primi minuti di utilizzo potrebbe non avere le carte in regola per decollare.

Il mio primo periodo su Empire Avenue è stato poco partecipato, mi è rimasto per lungo tempo oscuro da una parte il meccanismo, dall’altra l’utilità di questa piattaforma social. Un giorno mi sono però preso la briga di approfondire un po’ la cosa, per capire meglio l’arcano.

Si tratta di un aggregatore di social network più che di un SN a sé stante: in pratica dopo essersi registrati e aver attivato un profilo, si collegano gli account social (Facebook, Twitter, Google+, Youtube, Linkedin, Foursquare, i propri blog). Da quel momento in poi Empire Avenue ci monitora e ci dà, anche grazie all’intervento degli altri utenti che possono interagire con noi, ad esempio dandoci dei pollici all’insù, il suo voto giornaliero e, proprio come accade in borsa, ci assegna un indice. Questo indice cresce o scende a seconda della nostra attività su Empire Avenue, sui nostri social e a seconda degli investimenti che riceviamo: ebbene sì, la peculiarità di questo social network è che non si aggiungono amici, ma si ‘investe’ sugli altri utenti.

La moneta di scambio sono le ‘Eaves‘: una parte ci sono affidate come portafoglio iniziale, ma le altre le guadagniamo con il nostro titolo, coi dividendi delle azioni altrui che abbiamo acquistato, coi i ricavi dagli acquisti di nostre azioni da parte degli utenti e dall’eventuale vendita di azioni. Inoltre anche alcuni traguardi (come un certo numero di amici o post su Facebook) vengono remunerati con Eaves.

Il concetto di base è interessante: dal mio punto di vista mi ha a utilizzare di più i miei social network, a visitare e conoscere nuovi profili Twitter, a conoscere nuovi blog e siti. Ho ricominciato anche a usare Foursquare, che ormai aveva perso buona parte del mio interesse. Il concetto di aggiungere persone sconosciute, ma ‘trendy’ (nel senso che il loro titolo ha un trend positivo) è un meccanismo interessante, inoltre è molto sviluppato il concetto di community su Empire Avenue: ad esempio ho trovato una comunità di fotografi molto vivace e scoperto nuovi fotografi da seguire.

Google Buzz: l’ennesimo flop del colosso di Mountain View

Molti di voi avranno visto il messaggio di Google:

“Google Buzz non ci sarà più, ma potrai conservare i post

Tra poche settimane ritireremo Google Buzz. Quando questo accadrà non sarai più in grado di creare nuovi post, ma potrai continuare ad accedere ai tuoi contenuti esistenti in due modi diversi:

  1. Potrai visualizzarli sul tuo profilo Google
  2. Potrai scaricarli utilizzando Google Takeout

Grazie di aver scelto Google Buzz.”

La ragione ufficiale è che Buzz non ha più molto senso di esitere dopo l’arrivo di Google+, ma certo in molti non ne risentiranno la mancanza. Gli ultimi passi di casa Google in ambito social non si possono certo definire dei successi: ripetere il successo di progetti come Twitter o Facebook è davvero difficile, anche per un colosso con la potenza di fuoco di Google.

Si tratta di un flop che non avrà grosse ricadute sul core business di Google, che è altrove, ma certamente non dà lustro Larry Page e compagnia.

A volte ritornano: le finte notifiche di Facebook

I Cybercriminali utilizzano a rotazione le loro armi: in questi giorni ho visto tornare in auge le finte notifiche di Facebook, un tipo di email truffaldina che sicuramente può cogliere nel segno con alcuni utenti poco smaliziati o semplicemente poco attenti.

La mail è costruita sul tipico e semplice template di Facebook, ma naturalmente è evidentemente un falso a qualnque occhio minimamente allenato. Il primo indizio è l’indirizzo del mittente, che anche Gmail idenfifica facilmente come SPAM:  notification+fhnelgqbspn@facebookchurch.com. Qualcuno di voi si è mai iscritto alla chiesa di Facebook?

Il secondo indizio è la lingua inglese: se avete impostato la lingua italiana sul vostro profilo anche le email di notifica arrivano in lingua. Il terzo indizio, quello dove sta la fregatura, è il link a cui puntano gli ipertesti contenuti nella pagina,  un criptico http://194.226.148.40/postscripts.html.

In conclusione state sempre all’erta e controllate sempre nella barra di stato il reale indirizzo di un ipertesto prima di farci click sopra!

iPhone 4S: dove cercare le informazioni in modo sicuro

iPhone 4S è ufficiale da poche ore e già so cosa succederà nei prossimi giorni: la mia casella sarà inondata da report delle principali software house con titoli del tipo “iPhone 4S, il telefono preferito dagli hacker” oppure “Il nuovo melafonino già veicolo per virus“.

Come sempre accade i topic più in voga e cercati in rete sono quelli in cui i cybercriminali preferiscono incapsulare malware, contando che nella massa degli internauti ne capiti qualcuno sprovvisto delle conoscenze e delle applicazioni utili a evitare spiacevoli sorprese. Come mettersi quindi al riparo da possibili problemi? Una strategia è quella di visitare siti affidabili.

Se volete leggere un report completo trovate su Hardware Upgrade l’articolo pubblicato stamattina, mentre su Business Magazine trovate una completa disanima su costi i produzione di iPhone 4S (che vi farà rodere il fegato a pensare a quanto invece lo pagate voi…). Infine se volete un approfondimento sulla nuova fotocamera da 8 megapixel Fotografi Digitali riporta una galleria fotografica.

Google+: attenzione ai falsi inviti!

Google+ è in cima ai trend topic degli ultimi tempi: il nuovo social network di Google non ha ancora debuttato ufficialmente ma viene già sfruttato dai cyber criminali per truffare utenti, rubare identità e inolculare virus nei computer dei malcapitati. State molto attenti ai falsi inviti che stanno circolando in rete. A dirlo anche Fabio Assolini, esperto di Kaspersky Lab, nel suo blog.

Da un lato il link che punta a google****.redirectme.net apre la porta all’installazione di un trojan sul PC dell’utente, dall’altro il falso invito, che arriva via mail con il brand Google, contiene i campi appositi in cui inserire nome ed e-mail personale. Chi provasse a inserire le proprie credenziali non solo non avrebbe il tanto agognato accesso esclusivo a Google Plus, ma si troverebbe ad averle regalate a qualche criminale.

Scammer: gallerie fotografiche di Tata, Yuliya e Tatyana

Le scammer non tramontano e continuano a provare a sedurre gli utenti convicendoli a gettarsi in storie d’amore virtuali, che puntualmente finiscono con una fregatura reale. Grazie al supporto dei lettori il Falsomagro  è divenuto un bel database di informazioni per aiutare gli internauti a non cadere nelle trappole delle nostre finte biondine russe. Uno dei nostri lettori più assidui, Sfondascammers, ha contribuito alla causa inviandomi una ampia gamma di fotografie di 3 scammer, raccolte durante il rapporto epistolare: ecco a voi Tata, Yuliya e Tatyana.