Il Falsomagro in rete


BeRuby: le vecchie email pay-per-click rivisitate

beruby.jpgUna delle solite email dal titolo “Vuoi guadagnare su internet?” mi ha rimbalzato a un link che sa di web 1.0 in una maniera indecente: una paginazza di un html prima maniera che propone un modo semplice, facile, veloce, indolore, per fare un sacco di soldi sul web. BeRuby, questo il nome del fantomatico servizio che millanta guadagni succulenti propone un modo semplice di fare soldi.

Ti iscrivi al servizio clicchi sui siti inserzionisti e guadagni (secondo loro). Puoi guadagnare in tre modi: con visita, con registrazione o con acquisti. La cosa ha un’aria stantia, rivisitata con un semplice make-up grafico, che rimanda al vecchio metodo delle email con la formula pay-per-click.

I siti che danno una remunerazione per la semplice visita sono praticamente ininfluenti ai fini dei guadagni, mentre i guadagni più consistenti sono quelli relativi all’iscrizione ai servizi (spesso a pagamento).

Anche Google Buzza

google-buzz35.jpgLa gente buzza e anche Google ha deciso di dire la sua, così potremmo riassumere l’annuncio di ieri sera. Come Google si è fatto famoso nei motori di ricerca dando alle persone i risultati più consoni alle loro esigenze in un periodo in cui il web andava crescendo e si faceva sempre più difficile trovare quello che si stava cercando, così con l’esuberante crescita dei social network Google ha deciso di creare uno strumento per gestire al meglio gli aggiornamenti di stato delle persone vicine.

Con Google Buzz il colosso di Mountain View prende a spizzichi e bocconi dai social network in giro per il mondo e scimiottando Facebook e Twitter e integrando i suoi servizi come Picasa e YouTube crea un calderone di contenuti, al quale però dovrebbe applicare concetti di rank e rilevanza, tipici della sua filosofia e chiavi del suo successo nel mondo dei motori di ricerca. Trovate tutta la spiegazione nei due video pubblicati da Google e un riassunto nella news di Hardware Upgrade.

 Condivido con il Taglia l’opinione che a parole sia una cosa troppo complessa da spiegare e il dubbio che possa risultare un flop come Google Wave. Nel frattempo sto ancora aspettando che appaia la voce Buzz nell mia casella Gmail, per provare il servizio in prima persona.

Neonisi - Semplice clone di eBay?

neonisi.gifIn realtà non mi è ancora ben chiaro cosa sia praticamente, se un semplice clone di eBay, come i tanti subito.it e amici vari, o se effettivamente possa rappresentare qualcosadi diverso. Sto parlando di Neonisi, un servizio che di definisce così: “Il nome deriva da due parole greche: “Neos” e “Nisi”, che significano rispettivamente “Nuova” ed “Isola”. Il motivo di questa scelta è stato l’obiettivo principale che si pone la piattaforma: creare una nuova isola nello sconfinato oceano del web dove coloro che sono intenzionati a fare business online possano approdare in modo sicuro e divertente.

Cosa effettivamente sia non è ben chiaro nemmeno nel FAQ alla domanda “Perchè questo sito è diverso dagli altri?“, la cui risposta è “A differenza degli altri Market Place, questo sito vuole essere un vero e proprio Business Place. Ovvero un posto in cui è possibile comprare, vendere e guadagnare su Internet attraverso innovativi sistemi creati appositamente per questa piattaforma.

 Voi ci avete capito qualcosa? In ogni caso io mi sono iscritto, se volete fare altrettanto cliccate qui.

Facebook: nuova frontiera del phishing

facebook_logo.jpgSocial. Una parola che risveglia l’interesse di molti, anche dei cybercriminali. Spammer, scammer, hacker e criminali informatici ogniqualvolta si presenti un luogo virtuale con una ampia concentrazione di utenti poco smaliziati si fregano le mani e si lustrano gli occhi.

Meno l’utenza è esperta e più facile è fregarla. Da una parte troviamo Twitter, divenuto veicolo per url abbreviati, molto utilizzati a causa del limite di 160 caratteri, contenenti codice malevolo, dall’altra Facebook, che si vede al centro di un attacco molto più tradizionale tramite spam di finte email.

I messaggi dal titolo “Facebook account update”, “New login system” e “Facebook update tool“, sono del tutto simili agli inviti ufficiali e rimandano a un sito che è la copia speculare di quello originale. Chi si trovasse a cascare nella subdola trappola regalerebbe in un sol colpo i dati di accesso al suo account Faccialibro, sperando che non abbia utilizzato stessi username e password per servizi anche più sensibili. In ogni caso gli hacker verrebbero a trovarsi in possesso di dati personali, immagini (magari da riciclare per qualche truffa spam), ma soprattutto contatti, ai quali magari sottrarre altri dati personali spacciandosi per l’utente originale (e quindi fidato). Che dire: se non l’avete ancora capito diffidate delle mail che vi propongono aggiornamenti per i vostri sistemi/servizi.

Gmail e Hotmail sotto attacco? No, solo 30.000 polli caduti nella rete del phishing

phishing-in-action.jpgI titoli di giornali, siti, radiogiornali ieri sera e questa mattina erano inquietanti: “Hotmail e Gmail violate”, “Hacker all’attacco della posta di Microsoft e di quella di Google“, “Trentamila account di posta rubati a Google e Microsoft“. La realtà dei fatti è ben diversa.

Non ci troviamo di fronte a un attacco diretto ai sistemi Microsoft e Google di gestione della posta, più semplicemente sono stati rinvenuti lunghi elenchi di username e password sottratti agli utenti tramite il meccanismo del phishing. Le due aziende statunitensi questa volta non hanno la responsabilità primaria, che ricade sugli utenti meno smaliziati, ingannati dalle pagine create ad hoc dai cybercriminali per accedere ai loro dati personali.

Niente allarmi da sbandierare ai quattro venti, qui serve l’attenzione costante a dove si clicca, servono sistemi operativi aggiornati e antivirus e anti-malware al top della forma. Soprattutto serve occhio attento e pensiero vigile. Né Microsoft, né Google, né la vostra banca, né il Banco Posta, verrano mai a chiedervi i vostri dati personali via email!

Se poi andate a passare il mouse sui link proposti da questi spammer vedrete che sono ben lontani da essere quelli ufficiali e, anche se spesso contengono alcune parole chiave che possono trarre in inganno, sono posizionati su domini che non sono quelli istituzionali. Per scoprirlo basta guardare appena dopo il www, se dopo il primo punto c’è qualcosa che non è il sito ufficiale, lì gatta ci cova (www.google.com/quelchevolete è attendibile www.security.com/googlemail/ potrebbe portarvi a perdere il controllo sul vostro account).

I consigli di Microsoft e Google, oltre alle raccomandazioni appena fatte, comprendono il cambio della password ogni tre mesi: questo è utile in tutti quei casi in cui si utilizzano password uguali per diversi servizi (cosa che non si dovrebbe fare, ma per non farlo bisognerebbe avere più neuroni a disposizione), se vi ciulano la password della posta o del social network, magari riescono ad accedere anche al vostro conto PayPal oppure, ma è più difficile vista la presenza di controlli aggiuntivi, a quello bancario.

Grooveshark: di nuovo accessibile grazie al Falsomagro

grooveshark.jpgNel post in cui parlavo in toni amareggiati della chiusura di Grooveshark agli utenti italiani da parte di Telecom Italia, nella fattispecie nella persona di Next Open Innovation, vi ho promesso di cercare una soluzione a questa ingiustizia. Ebbene, grazie al contributo di voi utenti e grazie all’impegno dell’instancabile Zerokilled, mago del php, ecco aggirato l’ostacolo posto agli italici navigatori da Next Music.

Shark nei commenti ci proponeva una soluzione ospitata sul dominio Altervista, funzionante, di cui però non sappiamo esattamente il meccanismo di funzionamento, ossia se sia semplicemente, come nel mio caso, l’hmtl dell’homepage di Grooveshark riportato in un’altra pagina, oppure si qualcosa in cui i nostri dati personali transitano più in chiaro su quel dominio. In quel caso utilizzare un account con username e password magari comuni ad altri nostri servizi potrebbe risultare pericoloso.

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Venendo alla soluzione architettata dal nostro Samuele Zerokilled, il nostro eroe del web si è piazzato Continua a leggere »

Cyber-crime: una spina nel fianco per le aziende italiane

lavoro-spam.jpgLa crisi economica preoccupa molto le aziende italiane e lo fa anche la crescente concorrenza internazionale, ma a sopresa (ma non troppo) una delle spine nel fianco delle nostre aziende è la criminalità informatica, con cui le ditte si trovano ad avere a che fare pressoché giornalmente.

Come riporta una indagine Trend Micro, guardando più da vicino il fenomeno del cybercrime nelle PMI, negli ultimi dodici mesi il problema più segnalato dalle aziende intervistate è lo spam (40% dei casi) con il conseguente sovraccarico e rallentamento della rete aziendale. Questa minaccia informatica è più diffusa nelle aziende manifatturiere, al Nord e nelle realtà di maggiori dimensioni.

Molto ricorrente è anche la presenza di virus nei sistemi (24,6% dei casi), con una presenza più spiccata negli “Altri settori e Servizi” (42,9%) e più limitata nel Commercio (23,7%)

Da segnalare anche che il 12,4% ha subito il furto di PC portatili, Blackberry e cellulari con dati aziendali. Tra gli altri problemi legati alla proliferazione delle minacce informatiche, vi è anche il rallentamento nelle prestazioni dei sistemi informativi in funzione del tipo di soluzione di sicurezza adottata. Un problema lamentato, a diversi livelli di gravità, da una quota significativa di aziende (41,2 %), con una netta preponderanza nelle aziende più grandi e nel settore Manifatturiero (oltre il 50%).

GrooveShark aka NextMusic: lo zampino di Telecom Italia chiude tutto!

Il buon caro vecchio Grooveshark è entrato qualche tempo fa a far parte Next Open Innovation, il laboratorio online di Telecom Italia, nel quale teoricamente il colosso italiano dovrebbe sperimentare servizi web-friendly. Teoricamente.

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In realtà le nostre peggiori paure hanno preso corpo e, come volevasi dimostrare, Next Music, questo il nome assunto da Grooveshark in Italia all’interno del progetto Next Open Innovation, è stato chiuso, dedicato ora probabilmente solo agli utenti a pagamento. La storia è la solita: si prende un buon servizio free e lo si rende a pagamento. Noi italiani siamo maestri in questo e Telecom Italia è addirittura Rettore dell’Università del Roviniamo Ogni Cosa Bella, Utile e User Friendly.

Perché? Bella domanda. Forse la cosa avrà a che fare con i problemi che Telecom ha incontrato con le Major dopo l’incorporazione di Grooveshark, soliti problemi di copyright, diritto d’autore, licenze e storie varie. Per salvare baracca e burattini quindi probabilmente Telecom si è levata dall’imbarazzo di distribuire musica gratis, limitando il suo terreno a una distribuzione previa iscrizione o abbonamento. Con tanti cari saluti a tutti gli italiani che avevano eletto Grooveshark il loro music player preferito.

Parlo di utenti italiani in quanto all’estero Grooveshark continua ad essere lo stesso e a distribuire musica in streaming senza costi, con playlist e preferiti salvabili dagli utenti. La prova è che se vi piazzate dietro un proxy e accedete a www.grooveshark.com non vi appare più la noioisa pagina di chiusura di Next Music, ma potete ascoltare i vostri brani preferiti e anche loggarvi con il vostro vecchio account, ritrovando playlist e preferiti che nel passaggio a Next Music vi eravate persi.

Lancio la sfida agli sviluppatori: vogliamo una add-on di Firefox che ci permetta con un click di bypassare Next Music e tornare ad ascoltare la nostra musica su Grooveshark!!

Grooveshark: ci mette lo zampino Telecom Italia

next-music.jpgVi ricordate di GrooveShark, è un servizio di condivisione di musica online, di social music, che permette di ascoltare gratis una discografia quasi sterminata. Oggi ho avuto una sorpresa nella casella email, trovando una missiva di GrooveShark che, entusiasta, mi informava che GrooveShark è confluito nel progetto social online di Telecom Italia NEXT Open Innovation, cambiando il nome in NEXT Music.

Al momento l’interfaccia web è rimasta praticamente inalterata, salvo i loghi che sono stati modificati e l’apparizione di un G1 e di un BlackBerry, per il download dell’applicazione per il cellulare (la prima disponibile già subito la seconda a breve). Proprio qui sta la novità: Telecom Italia ha preso la piattaforma di GrooveShark e l’ha trasformata nel suo veicolo per distribuire musica in streaming su rete cellulare.

Per il momento l’offerta, come riporta il buon Gabriele Burgazzi sulle pagine di Hardware Upgrade, sembra a prima vista molto allettante con navigazione web su APN wap.tim.it e apn.ibox.tim.it grazie alla carta speciale  Maxxi Alice Next in vendita 1 euro per un mese, con limite a 400MB sul primo e 20 ore sul secondo.

Contando che ogni canzone comporta un traffico di circa 3MB ci si rende conto che in un mese si possono ascoltare al massimocirca 130 brani, poco più di 4 al giorno. Al momento non è poi chiaro come Telecom Italia ha intenzione di far proseguire l’offerta, limitata ora a un mese e non rinnovabile. Trovate tutti i dettagli qui.

Guadagnare con le lotterie online

soldi.jpgFare soldi online, con internet, sul web, sono tra le chiavi di ricerca più cliccate sui motori di ricerca. Di metodi ce ne sono a bizzeffe, veri e falsi, funzionanti e non, solidi e semplici specchietti per le allodole. Un esempio negativo è quello dei fantomatici kit come il Google Biz Kit, i Money kit e simili. Si tratta di semplici sistemi piramidali del tipo “Io ti frego e ti consiglio di fregare più gente possibile, così recuperi i tuoi soldini“.

Un esempio positivo è invece quello delle lotterie gratuite online, che permettono di giocare schedine o simili senza sborsare un soldo, grazie al supporto degli inserzionisti. In pratica ci si iscrive al servizio e si possono giocare un numero variabile di schedine, oppure grattare un numero prestabiliti di gratta e vinci. Prima di poter giocare il sistema chiede però di cliccare su uno dei banner degli inserzionisti, generando così revenue per il sito.

Naturalmente, visto che il sistema funziona proprio come una lotteria ed è affidato a caso e fortuna, diffidate dei sistemi a pagamento. Se volete essere sicuri di fare soldi in questo caso è bene evitare di investirne! Io sto provando il servizio Kingolotto, se volete iscriversi anche voi cliccate qui sotto.

I premi sembrano interessanti e anche il sistema di accumulo punti invoglia a giocare ogni giorno, sebbene la sfiga magari ci perseguiti per molto tempo. Io ci provo, se vinco qualcosa vi faccio sapere!